Sappiamo che nella musica cosiddetta contemporanea ci sono combinazioni strumentali poco coltivate. Una di queste è certamente quella che vede unirsi il flauto (su tutti i registri), la fisarmonica e il violoncello. Fino all’ingresso del ventunesimo secolo non c’era repertorio e formazioni specifiche sull’argomento anche perché i compositori erano sempre distratti da commissioni per organici riconosciuti sui quali potevano lasciare il segno; i musicisti da parte loro non avevano certezza di poter organizzare un trio dalle caratteristiche durature, dal momento che gli impegni musicali e didattici non fornivano il tempo necessario per dedicarsi con cognizione a quello che si poteva immaginare come un progetto collaterale tutto da sviluppare. Dal punto di vista musicale, la combinazione flauto-fisarmonica-violoncello non è affatto trascurabile, poiché mette insieme gli elementi atomistici di un’orchestra,






