Sono stati in molti a non accorgersi del livello compositivo di Aldo Clementi già durante la sua vita. Ricordo che nella bibbia storiografica di Célestin Deliège, Clementi ebbe uno spazio molto contenuto e soprattutto fu addirittura tacciato di rarefazione delle attività musicali a partire dagli anni ottanta. Non vi è dubbio che si fosse trattato di un errore e di mancanza di informazione, probabilmente Deliège fu risucchiato in un ragionamento fallace, stimolato forse dal pensiero dello stesso compositore che più volte aveva paventato una fine della musica. In realtà questa presunta poetica dell’estinzione era solo l’attestazione della fine di un periodo musicale dalle caratteristiche omogenee, dettato da un fil-rouge emotivo; Clementi si rendeva conto che era già partita una nuova era in cui la ragione e le complessità musicali sarebbero state sovrane e per questo faceva fatica a






