Nella bellezza delle sfumature della lingua italiana si annidano significati solo apparentemente simili. Pensate al concetto della ‘trasmutazione’ che può essere affiancato a quella della ‘trasformazione’ o, andando oltre, della ‘trasfigurazione’: per queste 3 parole una differenza c’è, poiché l’atto del trasmutare richiama la chimica, la biologia o lo spirituale, mentre il trasformare implica un cambiamento più generico di stato; trasfigurare, poi, ci porta nelle rivelazioni dei significati profondi delle modifiche.
Non è un caso che Maria Vittoria Agresti (1996) abbia iniziato il suo ciclo compositivo con un pezzo chiamato proprio Trasmutazioni, un sestetto d’archi condotto da Pasquale Corrado nel 2021. In un realtà universale in cui sono palesi il dualismo e le pluralità contrapposte, si possono cogliere molte sfumature intermedie e Agresti ha capito benissimo






