CASETTA DI COMPOSIZIONE | Appunti e frammenti di e per la composizione

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Casetta di Composizione, foto Roberto Masotti

“Quello che so sul metodo è che quando non lavoro certe volte credo di sapere qualcosa ma quando lavoro è abbastanza chiaro che non so niente”.

John Cage

“… la musica fisica non è che una copia della realtà spirituale”.

Rudolf Steiner

Premessa

L’ Autore immagina di abitare[1]il suono dalla Casetta di composizione, dove Gustav Mahler a Dobbiaco “compose” nel primo decennio del Novecento, scegliendo, non arbitrariamente, questo luogo reale e immaginato come titolo di una rubrica che vuole essere un appuntamento continuativo e regolato dall’ispirazione e dall’umore di appunti e frammenti (di e per) la composizione come attitudine all’ascolto e al componere; un “mettere insieme” costruendo senso -con e- attraverso il suono; anche in sua assenza. Alla luce del pensiero antroposofico, in aggiunta.

COME UN DIARO | Seconda parte

Giovedì 14 maggio 2026

Non ho mai ascoltato un suono
senza amarlo: l’unico problema con i suoni
è la musica

John Cage

 

AMORE ED ELABORAZIONE DEL LUTTO NELLA COMPOSIZIONE: LA MORTE DI JOHN CAGE

… queste parole di John Cage (saranno le “ultime parole” del maestro) sono state raccolte da Daniel Charles nel giugno del 1992 a Perugia durante la manifestazione organizzata dai Quaderni Perugini di Musica Contemporanea sul tema “John Cage e l’Europa” destinati a festeggiare, due mesi in anticipo, l’ottantesimo anniversario di nascita del compositore… John Cage morirà poche settimane dopo il 12 agosto 1992 presso il Saint Vincent’s Catholic Medical Center di New York negli Stati Uniti. [Personalmente posso affermare che la mia scrittura compositiva e più in generale il mio lavoro, nella sua dimensione più intima e profonda, è un modo per elaborare ancora oggi questo lutto: la scrittura compositiva come elaborazione del lutto, è un sentimento comune? L’amore per il suono, di cui parla Cage, non è forse la consapevolezza della mortalità del Sonoro nel suo insieme, come atto dell’ascolto che ci permette un’adesione sempre rinnovata -a partire da qualsiasi suono, anche francescanamente il più piccolo- alla Forma mentre la musica, come simulacro intende fissare e presentare come qualcosa di “visibile” nella scrittura… ma solamente infra-notazionale è la manifestazione e la presenza del suono nella sua mortalità che si fa memoria in noi].

John Cage muore per ictus cerebrale che lo colpisce nel pomeriggio dell’11 agosto 1992 mentre si trovava nel suo appartamento a New York, nel quartiere di Manhattan, dove stava preparando del tè insieme al suo compagno di vita, il celebre coreografo Merce Cunningham…

Sappiamo che il corpo di John Cage è stato cremato e come da sue volontà le ceneri sono state successivamente disperse nel Ramapo Mountain State Forest, nel New Jersey “un luogo che frequentava spesso per la sua grande passione per la raccolta dei funghi”.

Silent Prayer (4:33) | Ramapo Mountain State Forest, New Jersey; 1992-2026

Negli ultimi anni di vita John Cage aveva subito un lieve attacco ischemico qualche anno prima e una grave forma di artrite alle mani ne aveva fortemente limitato le capacità di suonare il pianoforte portandolo a concentrarsi essenzialmente sulla scrittura: composizione teorica e poesia. Aveva anche subito la rottura di un braccio a causa di una caduta accidentale…

… ed è di questa fragilità che voglio parlare quello che il poeta francese Christian Bobin chiama “l’infinitamente piccolo”, a quell’attenzione francescana dobbiamo tornare: al suono nella sua dimensione creaturale e di presenza [ed è per questo motivo che la musica ci è d’impaccio]. Non l’esecuzione ma l’ascolto, l’attenzione e la cura: per questo motivo la scrittura non potrà che essere frammentaria, minima, ridotta all’essenza: all’Idea. L’anima è il suono che non possiamo nominare ma che dobbiamo amare nella sua fragilità: “Ciò che si sa di qualcuno [o qualcosa come il suono] impedisce di conoscerlo. Ciò che se ne dice, credendo di sapere ciò che si dice, rende difficile vederlo”.[2]

Amiamo qualcosa che non vediamo e che non possiamo trattenere, come il suono… viviamo in uno stato di guerra permanente e la musica oggi, nel suo manifestarsi, ne è la dimostrazione più chiara: Cage ci indica la strada: dobbiamo ri-tornare ai suoni lasciandoli liberi di essere se stessi.

LA COMPOSIZIONE: UNA DOMANDA SENZA SPERANZA DI RISPOSTA

Scrivere sull’acqua… John Cage avrebbe aggiunto: “una lettera ad uno sconosciuto”.
Il resto è manifestazione apparente mentre l’esistenza è intangibile e non verificabile.
Tutto ciò che è scritto è muto: il suono è altrove.

Se rimango in silenzio posso sentire il collasso del mondo.

Ogni giorno cerco di accordarmi: è un esercizio di ascolto. Per questo motivo “4:33” è l’unico riferimento che può servirci concretamente: parvenza di forma nell’ascolto.

Dall’oggetto al processo [che continua: Continuum] nel modo di operare della Natura: “Ma adesso sono andato dall’oggetto al processo […] Ci può essere un movimento verso… ci può essere anche un rifiuto ad accordare… Ci può essere così un’armonia delle differenze della stessa cosa” ovvero: un’armonia anarchica.


Venerdì 15 maggio 2026

Scrivo mosso da una voce che mi sorprende e mi spinge e guida, da un’urgenza in contraddizione flagrante con il modo di operare della natura che ignora il mio stato: solo così posso decifrare una metodologia di scrittura e di composizione che sia etica e mia propria, come parte del mio essere presente nel mondo dei suoni e aperto al loro manifestarsi. Fuori dalle spinte e dalle ingerenze di un sistema oppressivo e onnipresente che vorrebbe condizionare la mia mente quale presenza chiassosa del mondo. In questa cacofonia mi lascio guidare verso la Forma.

Trovo una pagina dal quaderno di esercizi di Christian Wolff con un primo contrappunto a due voci corretto da John Cage dove la semplicità della scrittura conserva una rara attenzione alle singole note e al lavoro sviluppo, una disciplina dell’ascolto aiutato dalla scrittura con umiltà e povertà di mezzi. Questa pagina trovata è un modello di oggettività e sobrietà della scrittura paragonabile a “Erratum Musical” di Marcel Duchamp…

Una pagina dal quaderno di Christian Wolff con un esercizio di una prima specie di contrappunto co a due voci corretto da John Cage.

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Note:
[1] Nel senso del poeta Johann Christian Friedrich Hölderlin: abitare poeticamente la terra.
[2] Christian Bobin, Francesco e l’infinitamente piccolo, San Paolo, 1994

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Sergio Armaroli is a composer, percussionist, vibraphonist, teacher and total artist. His actions resonate through various artistic and musical fields, that of jazz being, perhaps, his most practised. He declares himself to be a painter, concrete percussionist, fragmentary poet and sound artist as well as founding his work “within the language of jazz and improvisation” as an "extension of the concept of art".