Ivo Perelman: Tre direzioni

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Nella triade di nuovi CD di Ivo Perelman, che qui di seguito recensisco, si possono trovare le principali tre direzioni musicali del grande sassofonista brasiliano. Vediamole insieme.

1) Ivo Perelman, Matthew Shipp, William Parker, Bobby Kapp: Synesthesia
La direzione più consolidata e canonica di Perelman è quella che si è costruita intorno al pianismo di Matthew Shipp, con aumentazione ragionata dei musicisti in funzione timbrica; siamo nella free improvisation di Synesthesia, un quartetto con Perelman e Shipp ed una sezione ritmica già sperimentata in Heptagon (Leo, 2017) e Ineffable Joy (ESP-Disk, 2019), ossia William Parker al contrabbasso e Bobby Kapp alla batteria. Del ruolo di Shipp con Perelman e del loro disegno improvvisativo che da decenni sta allietando gli appassionati di free jazz e libera improvvisazione sapete ormai molto, così come l’argomento ‘sinestesia’ è stato piuttosto abusato nella letteratura musicale. In realtà non sembra banale ribadire che la sinestesia non è né un concetto semplice né è una teoria dell’invisibile, ma delinea quasi sempre una condotta sonora dei musicisti, di tipo mentale e dalle caratteristiche empatiche: nell’ambito della free improvisation di Synesthesia l’ascolto si nutre di creatività sensoriale, creazione di soluzioni condivise che vengono ottenute attraverso la competenza e l’esperienza di una vita e che girano intorno alla simulazione, al mimetismo, al contrasto o alla sincronia. In Synesthesia il quartetto dialoga percependo il momento improvvisativo, dove se per esempio Shipp si dilunga su un accordo diminuito o aumentato, fluttuante o enigmatico, Perelman sa già come impostare il suo sax tenore in maniera adeguata dandogli quella carica melodica e timbrica che si adatta a quella risoluzione, con la sezione ritmica che in questi casi adotta le disposizioni di un tempo ‘elastico’. Uno sguardo sulla titolazione dei brani ci può dare qualche indicazione sul tipo di sinestesie che si vogliono raggiungere con il quartetto, laddove le percezioni mentali che ne scaturiscono sembrano privilegiare la luminosità, il lampo o l’afterglow, tutte immagini sinestetiche che il musicista può vivere nello sforzo acuto o nelle densità del suo lavoro acustico; non sono sicuro che i quattro musicisti siano impegnati nella direzione appena menzionata poiché di fatto Synesthesia non tradisce le coordinate di un free jazz di altissimo livello dove godere di tensioni che hanno un senso sinestetico più equilibrato, qualcosa in cui riconoscere le linee vellutate o le fiammate in sovracuto di Perelman, le costruzioni sonore di Shipp che non permettono mai di ottenere delle risoluzioni definitive, la spinta gravitazionale del contrabbasso di Parker e il drumming leggero e incredibilmente flessibile di Kapp.

2) Ivo Perelman & Wadada Leo Smith: Duologues 5
Il duo per Perelman è fonte di idee e creatività. In tutto il suo percorso artistico ha sempre avuto una posizione di fondamentale importanza. Nella nuova serie ‘Duologues’ inaugurata solo qualche mese fa, Perelman sta cercando ulteriori impostazioni del suo linguaggio; sia che si tratti di strumenti a fiato o a corde, l’idea di Perelman è quella del confronto non precostituito in cui arrivare ad una formula di coerenza improvvisativa partendo dal nulla. In sostanza i Duologues non fanno altro che mettere a nudo le capacità, i modi di sviluppare l’improvvisazione e sperimentare la forza di reazione dell’altro musicista, vorrei dire quasi un laboratorio esperienziale in cui verificare costantemente la risposta dell’altro, dare un senso scientifico all’intuizione e all’istinto come potrebbe succedere in una conversazione tra persone: dietro a questo lavoro c’è la voglia di immergersi in una relazione d’ascolto in cui pian piano cominciare ad ottenere una perfezione formale degli interventi, costruire contrasti ideali del materiale che rispondono a criteri di conoscenza acquisiti con il confronto.
Nel Duologues 5, Perelman questo lo fa con il trombettista Wadada Leo Smith, con il quale attua un’introspezione che sorprende, con movimentazione sonora che non punta all’aggressività o agli estremismi, ma che si coordina per un dialogo articolato; saranno certamente delusi coloro che si aspettavano scorribande perdifiato dei due musicisti (che sono comunque in grado di produrre) mentre molto contenti saranno quelli che vedono nella libera improvvisazione un modo per trovare un’intesa finale, che è partecipativa, emotiva e alla fine anche spirituale. 7 parti che si ascoltano come 7 studi di classica contemporanea, un ‘partitura’ mai scritta prima di un duo sax tenore-tromba in interazione, uno che intercetta vivaci dialoghi ritmici, astrazioni intelligenti, piccoli sfasamenti e lavorazioni melodiche piene di densità espressiva. Tutto fila nel rispetto di un’energia misurata al centimetro.

3) Ivo Perelman, Elliott Sharp, Cyro Baptista: Triacontagon
Una delle direzioni recenti e più inaspettate della musica di Perelman arriva dalle collaborazioni con il chitarrista Elliott Sharp. Con Sharp, Perelman sta cercando di ottenere nuove soluzioni sonore in ambienti musicali instabili per natura, forse stimolato dalle continue sollecitazioni che provengono da una società infettata dalle sovrastrutture dell’informazione e della cattiva politica. Per questo progetto Sharp sta usando una chitarra a 8 corde e si giova di ausili di pedaliere che spesso creano e consolidano patterns musicali complessi e autonomi rispetto al tocco sulla tastiera; con Sharp, Ivo conta già due precedenti, ossia Artificial Intelligence (Mahakala, 2023) e Trifecta (Mahakala, 2026), ora però arriva un terzo magnifico lavoro in cui si unisce anche il percussionista Cyro Baptista, che nel percorso artistico di Perelman è ricordato tra coloro che hanno preso parte alla fase brasiliana del sassofonista un bel pò di anni fa, quando suonò in un disco che si chiamava Brazilian Watercolour, pubblicato da Leo R. nel 1999. L’evoluzione musicale di Baptista è stata notevole e ben congegnata in uno stile fagocitatore che ha inglobato nella musica improvvisata le radici ancestrali brasiliane, la teatralità (uno dei suoi punti di forza è l’uso delle vocalizzazioni) e tante sonorità di oggetti non convenzionali che potrebbero tranquillamente trovarsi nel bagaglio performativo di un percussionista classico.
Triacontagon (questo il nome del nuovo album) prende spunto dal poligono a 30 lati, figura geometrica dalla complessità visiva che deve la sua importanza al fatto che è l’approssimazione del ‘cerchio’, un modo per rendersi conto dei ‘limiti’ come fondamenti matematici e geometrici; nella ricerca musicale ‘andare al limite’ è una proverbiale considerazione che dirotta il pensiero verso un ampliamento delle prospettive, circostanza ideale per il trio Perelman-Sharp-Baptista che si è ritrovato al Parkwest Studios di Brooklyn nell’ottobre del 2024 per soddisfare l’esigenza di un singolare approccio in cui stili differenti e apparentemente inconciliabili si incontrano per dimostrare alla fine che non esistono rigidità quando si tratta di improvvisare.
Di frammentazioni, geometrie sacrali e di soundscapes misteriosi Sharp è un maestro (su queste pagine sono numerosissime le recensioni sulla sua musica) e Triacontagon certamente supporta questi orientamenti, mentre Baptista un maestro lo è diventato quando ha saputo giungere ad un percussionismo bizzarro e efficace, che si presenta alla stregua di una coltre astratta, poliedrica e incisiva di suoni. Penso che Perelman sia stato molto stimolato nell’affrontare i contesti speciali di Triacontagon e ha dovuto addomesticare la sua normale, dilagante espressività in una relazione più concludente al progetto: per fare questo ha dovuto diversificare gli assoli e puntare ad una differente connotazione di essi nelle aree in cui Sharp e Baptista hanno fatto emergere un loro immaginario improvvisativo.
Va rilevato che in Triacontagon la sintassi elettroacustica è in alcuni momenti dominante, ma l’adeguamento di Perelman è sempre perfetto e soprattutto il suo modo di suonare non finisce di stupire: anche in questo caso non si snatura il suo stile, ma Ivo gestisce le sollecitazioni nell’alveolo di un’energia personale, piena di dettagli e contenuti espressivi e in alcuni momenti quell’energia è così debordante che non penso di sbagliarmi dicendo che questo è il suo disco d’improvvisazione più vicino al gradimento di un appassionato di rock music o sperimentale: fateglielo sentire senza dirgli chi suona però!.
Triacontagon è sontuoso. Impossibile non innamorarsi di pezzi come Dyonisus in the Amazon, Sacred Geometry of the Tropics o Electric Bacchanalia, dove Perelman fa un lavoro enorme supportato a meraviglia dalle soluzioni di Sharp e Baptista. Sono metafore che coinvolgono la mitologia greca, la forza cosmica e una drammaturgia delle foreste; accedono ad un mondo fuori contesto, frenetico, ma che cerca anche di recuperare un’armonia che si è persa nel disallineamento dei valori e degli insegnamenti della cultura antica.

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Music writer, independent researcher and founder of the magazine 'Percorsi Musicali'. He studied music, he wrote hundreads of essays and reviews of cds and books and his work is widely appreciated in Italy and abroad via quotations, texts' translations, biographies, liner notes for prestigious composers, musicians and labels. He provides a modern conception of musical listening, which meditates on history, on the aesthetic seductions of sounds, on interdisciplinary relationships with other arts and cognitive sciences. He is also a graduate in Economics.