Daryl Jamieson (1980) è un compositore e ricercatore canadese che vive in Giappone. E’ diventato oramai il suo paese d’adozione per vari motivi e lì ha attraversato un periodo di ribaltamento degli obiettivi che in principio erano solo lavorativi. Jamieson ha silenziosamente subito una trasformazione intellettuale e di spirito sui temi della percezione del tempo, dello spazio e della memoria, attingendo all’estetica giapponese: la sua musica si è diretta verso una combinazione di elementi occidentali e della tradizione giapponese, qualcosa che esplora da una parte il grande ‘polverone’ teorico che John Cage e i suoi discepoli hanno alzato nella composizione musicale, dall’altra la concezione filosofica buddista che si nutre dell’antico teatro Nō e di tanta poesia classica di quel luogo. Da ciò discende che Jamieson sia tra quelli che oggi incarnano una visione totalmente differenziata del far musica, una che classificare come estetica diretta all’integrazione dei suoni negli ambienti naturali è riduttiva; Jamieson è un field recordista, un attento percettore di suoni che attinge principi dalla letteratura e dall’arte giapponese per ottenere una nuova filosofia d’approccio musicale: con delicatezza ed eleganza Jamieson sperimenta alternative, corrispondenze biologiche, geografiche e storiche che rientrano
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