Il Festival Eclat e il suono del mondo

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Il Festival Eclat di Stoccarda ha una spiccata propensione al rischio: è una rassegna capace di ampliare il concetto stesso di composizione e di esecuzione, di esplorare gli aspetti performativi della composizione, di rimettere in discussione i formati dei concerti, gli spazi, i media digitali, il ruolo degli interpreti e del pubblico. Presenta sempre moltissime prime assolute, lavori che nascono in ambienti interdisciplinari, mirano a creare una nuova “lingua” musicale, si mescolano con altre arti, portano sempre con sé sempre un esperimento, un desiderio, un’utopia. Nelle diverse sale del Theaterhaus di Stoccarda, le composizioni in programma quest’anno si interrogavano su grandi questioni globali, dalla politica ai risvolti etici della ricerca scientifica, dall’intelligenza artificiale alle catastrofi climatiche. Con un’ottica spesso postumanistica, mirata a collegare l’esperienza estetica a processi di conoscenza, ma senza mai soffocare “concettosamente” l’esito musicale, che si coglieva sempre nella sua immediatezza e che veniva restituito con grande cura nell’esecuzione, da interpreti di rango.

I social media, come corresponsabili delle crisi che attraversano il mondo, erano il tema centrale di Doomscrolling for future! So good, «Kammer-Musik-Theater» di Margareta Ferek-Petrić, scritto per i Neue Vocalsolisten. Il doomscrolling è l’abitudine di restare incollati agli smartphone, prodotta da precisi

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Nato a Roma, vive a Parma. Musicologo e critico musicale, dal 2023 è vicepresidente dell’ANCM. Già docente di composizione al Conservatorio di Cagliari, insegna Storia della Musica all’Università della stessa città. Esperto di musica del XXI secolo, è autore di saggi e monografie sull’argomento e collaboratore stabile con diverse riviste musicali.